Fedeltà giurata ad Hamas, espulso per «risentimento»
Tredici nordafricani sono stati rimpatriati dall’Italia con un volo charter. Dodici avevano precedenti penali. Il tredicesimo, uno studente di Trieste, aveva un account social e, secondo Il Tempo, un giuramento di fedeltà al braccio armato di Hamas.
Dodici precedenti penali e un visto per studio
Il 14 ottobre la Polizia di Stato ha annunciato che 13 nordafricani erano stati rimpatriati nel loro Paese d’origine con un volo charter, con il supporto di Frontex, l’agenzia europea delle frontiere. Quasi tutti avevano precedenti per reati contro la persona e il patrimonio. Faceva eccezione un ventitreenne che, secondo Il Tempo, era arrivato regolarmente in Italia per studiare e viveva a Trieste. Un decreto del ministro dell’Interno lo aveva espulso il 9 ottobre per motivi di sicurezza dello Stato e di prevenzione del terrorismo: pubblicava sistematicamente contenuti fortemente ostili ai Paesi occidentali e incitava alla violenza contro obiettivi e cittadini europei.
Il Tempo, che lo descrive «pronto al martirio», aggiunge che attaccava le Nazioni Unite, esaltava il massacro del 7 ottobre in Israele e a luglio aveva giurato fedeltà alle Brigate Izz al-Din al-Qassam, il braccio armato di Hamas. Secondo Libero, definiva il massacro «resistenza»; Libero e il Secolo d’Italia riferiscono che prendeva di mira anche i cristiani arabi. Il suo permesso di soggiorno è stato revocato. Sul volo, i suoi diritti sono stati tutelati da un osservatore del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale e da un altro dell’Ufficio per i diritti fondamentali di Frontex: una garanzia che i suoi post non riservavano ai cittadini europei.
«Condotte sintomatiche di un marcato risentimento nei confronti dell’UE, Italia compresa.»— Polizia di Stato, 14 ottobre
Nessun processo, un charter
Nessun processo: un decreto ministeriale, un permesso revocato, un posto su un charter. È una strada ormai battuta. A giugno il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi contava 250 stranieri espulsi in quanto minacce per la sicurezza nazionale dal suo insediamento nel 2022. A settembre un detenuto di 44 anni che si definiva «soldato di Allah» e minacciava di uccidere gli agenti penitenziari è stato scarcerato, trasferito in un centro per il rimpatrio e rimandato a casa in aereo, come ha annunciato lo stesso ministro sui social.
Una giornata gloriosa, secondo gli organizzatori
Il decreto è arrivato due giorni dopo il terzo anniversario del 7 ottobre. Hamas lo ha celebrato elogiando le Brigate al-Qassam, onorando come martiri i suoi leader uccisi e chiudendo con un appello alla vittoria o al martirio.
«Una giornata gloriosa nella storia del nostro popolo.»— Hamas, nel terzo anniversario del 7 ottobre
A Bologna il collettivo Giovani Palestinesi ha definito l’attacco «una delle azioni più importanti della Resistenza palestinese» e ha annunciato un dibattito in un’aula universitaria che l’ateneo gli aveva negato. La polizia ha vietato iniziative analoghe in altre città e il Viminale ha rafforzato la sicurezza attorno ai luoghi ebraici, a cominciare dal Ghetto di Roma.
Hamas chiama il 7 ottobre una giornata gloriosa, i suoi ammiratori bolognesi lo chiamano resistenza e lo Stato italiano chiama il celebrarlo un marcato risentimento.

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