Il califfato ha chiuso, dice Trump. Un uomo di Dresda accusato di aver tentato di unirvisi
Gli ultimi soldati americani hanno lasciato l'Iraq il 30 settembre, una partenza che Donald Trump ha salutato come la fine del califfato. Due giorni dopo, le forze speciali hanno arrestato a Dresda un uomo di 37 anni, accusato di aver tentato di unirsi allo Stato islamico e di aver preparato un reato di terrorismo. La popolazione, assicura la procura, non è mai stata in pericolo concreto.
Si chiude in Iraq
Il 30 settembre gli ultimi soldati americani hanno lasciato l'Iraq e l'esercito statunitense ha formalmente concluso la sua missione contro lo Stato islamico nel Paese. Donald Trump ha cantato vittoria.
«Il califfato non c'è più, quindi torniamo a casa.»— Donald Trump, sulla partenza delle ultime truppe statunitensi dall'Iraq
Il giorno seguente, a Washington, il ministro degli Esteri iracheno Fuad Hussein ha dichiarato che Baghdad era preoccupata per l'attività dello Stato islamico in Siria e stava preparando le sue forze di frontiera nel caso in cui dei combattenti attraversassero il confine. Quattro giorni prima, la Siria aveva annunciato lo smantellamento di una cellula dello Stato islamico attiva in quattro delle sue province. Il califfato ha perso il suo ultimo villaggio nel 2019. I suoi ammiratori, a quanto pare, non hanno ricevuto tutti la circolare.
Nel frattempo, a Dresda
Il 2 ottobre, due giorni dopo la chiusura ufficiale del califfato, le forze speciali hanno arrestato un uomo di 37 anni nel suo appartamento di Dresda. La procura generale della Sassonia lo accusa di tentata partecipazione a un'organizzazione terroristica all'estero, nella fattispecie lo Stato islamico, e di preparazione di un reato di terrorismo. Secondo la legge tedesca, non riuscire a entrare in un gruppo terroristico è reato, purché ci si sia provato. La sua nazionalità, riferisce la procura, deve ancora essere accertata. L'uomo si trova in custodia cautelare, in base a un mandato del Tribunale regionale superiore di Dresda.
Lo stesso venerdì la polizia ha perquisito un'abitazione a Schwarzheide, nel Brandeburgo, e tre immobili a Berlino. Le persone interessate non sono indagate. Gli agenti hanno portato via apparecchiature tecniche, documenti e armi da taglio. Quale legame abbiano questi terzi con l'indagato, la procura non l'ha voluto dire, invocando le indagini in corso.
Pericolo: mai concreto
«In nessun momento c'è stato un pericolo concreto per la popolazione.»— Patrick Pintaske, portavoce della procura generale della Sassonia
Forze speciali in tre Länder, armi da taglio tra i reperti, un'accusa di terrorismo: niente di tutto ciò, ufficialmente, ha mai costituito un pericolo concreto. Quest'anno la Sassonia si è parecchio esercitata nell'arte di rassicurare.
Stipendio mensile, presunto
Da marzo la procura della Sassonia ha fatto arrestare cinque uomini iracheni a Plauen, Chemnitz, Lipsia, Dresda e Königstein. Sono tutti accusati di aver combattuto per lo Stato islamico tra il 2014 e il 2017, gli anni in cui massacrava yazidi, cristiani e musulmani che rifiutavano il suo dominio. Secondo la procura erano sul libro paga del califfato, la maggior parte con uno stipendio mensile. A Königstein, cittadina di circa 2.100 abitanti, una dipendente di un caffè stentava a credere che dei combattenti dello Stato islamico fossero spuntati in un posto così piccolo. Il sindaco aveva pronta la versione ufficiale.
«Nessuno deve avere paura.»— Tobias Kummer, sindaco di Königstein, dopo un arresto nella sua città ad agosto
Il califfato ha chiuso, dice Washington. In Sassonia ha ancora presunti ex dipendenti, un presunto aspirante e una procura molto indaffarata.
