Violazioni della laicitàViolazione dei diritti delle donne

«Non è un tribunale», dice il tribunale della sharia di Padova

Da marzo un'associazione padovana promette ai musulmani una via verso la «giustizia islamica in Italia», secondo i principi immutabili della sharia. Non ha trattato un solo caso. È bastato per guadagnarsi un fascicolo in procura, due ministri e una campagna elettorale.

Vignetta satirica: in cima a una scala, un avvocato dipinge la parola ARBITRALE sopra la parola SCIARAITICO su un'insegna con la scritta TRIBUNALE, mentre la vecchia parola traspare ancora; un magistrato ispeziona con una lente d'ingrandimento una sala d'attesa vuota e un politico grida in un megafono.
A Padova il Tribunale Sciaraitico si è dato una mano di vernice fresca. La sala d'attesa è ancora vuota.

La via della giustizia islamica passa per via Armistizio

La Camera arbitrale islamica italiana è stata fondata a Padova il 3 marzo 2026 come associazione non riconosciuta. La sede, in via Armistizio 13, è lo studio legale del suo fondatore, Omar Vanin, docente a contratto di diritto internazionale all'Università di Padova. Lo slogan: «La tua via verso la giustizia islamica in Italia». La homepage promette lodi vincolanti con scarsi margini di impugnazione e arbitri «tenuti a decidere la controversia secondo i principi immutabili della sharia». Quando le parti sono dello stesso Paese, si applica la sharia come la si interpreta in patria: per due afghani, la sharia di Kabul, cioè quella dei talebani.

Il fondatore assicura che si occuperà soltanto di controversie commerciali e patrimoniali, dato che la legge italiana esclude l'arbitrato in materia di famiglia. La homepage, tuttavia, ne vanta la riservatezza, in particolare negli affari di famiglia, offre arbitri esperti di diritto successorio e cita tra i suoi omologhi stranieri l'Islamic Sharia Council britannico, il cui sito propone «servizi riservati in materia di famiglia islamica». La riservatezza ha però i suoi limiti: su richiesta di una parte, il regolamento consente di inviare il lodo alle associazioni culturali islamiche del luogo in cui vive la parte soccombente e di pubblicarlo su bollettini e periodici a spese di quest'ultima. Casi trattati finora, secondo il fondatore: zero.

«La Camera arbitrale islamica italiana non è un tribunale.»— Omar Vanin, il suo fondatore, al Gazzettino, 9 ottobre

Un fascicolo senza indagati per un tribunale senza cause

Per sette mesi nessuno se n'è accorto. All'inizio di ottobre Francesco Minutillo, avvocato di Futuro Nazionale, il partito dell'ex generale Roberto Vannacci, ha presentato un esposto, precisando di sollevare una questione strettamente giuridica e non di giudicare una religione. La Lega è andata a ruota. La sua eurodeputata Anna Maria Cisint ha scritto alla procura, lo ha annunciato a Strasburgo il giorno in cui il Parlamento europeo discuteva di «entrismo islamico» e chiede la radiazione di Vanin dall'albo degli avvocati. Il leader del partito, il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, ha promesso di impedire alla Camera di operare. Fratelli d'Italia vuole un'indagine in Senato, Italia Viva ha presentato un'interrogazione parlamentare e un deputato di Alleanza Verdi e Sinistra si è detto preoccupato per i vincoli che un simile arbitrato potrebbe imporre alle donne.

L'8 ottobre il procuratore capo di Padova, Angelantonio Racanelli, ha aperto un fascicolo «modello 45», il registro dei fatti senza indagati né ipotesi di reato. Secondo fonti della procura, i controlli di polizia non hanno finora rilevato alcuna irregolarità, e l'assessore alla sicurezza del Comune sostiene che l'associazione opera nella legalità. L'Unione delle comunità islamiche d'Italia ha definito la Camera «sedicente» e i suoi promotori sconosciuti ai musulmani italiani. La comunità islamica di Padova ha fatto sapere che i suoi fedeli non vi si rivolgono e che sono stati messi in guardia: in Italia la giustizia spetta allo Stato.

Il 15 ottobre Salvini è arrivato a Padova con Cisint e il probabile candidato della Lega alle comunali del prossimo anno. Come sfondo ha scelto non la Camera, ma una sala di preghiera musulmana in via Turazza. Ha trovato anche il tempo di parlare di Codice della strada, flat tax e 121 milioni di euro per il prolungamento del tram.

«Nessuno può amministrare la giustizia in nome del Corano.»— Matteo Salvini, a Padova, 15 ottobre

La metafisica del ministro

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha definito «metafisica» l'idea di un sistema alternativo ispirato alla legge islamica, aggiungendo poi che arbitrato e conciliazione nell'ambito del diritto italiano sono un'altra faccenda. La legge, in effetti, è più terra terra. Gli arbitri possono decidere soltanto su diritti disponibili, il che esclude la famiglia e lo stato delle persone. Dalla riforma del 2022, le parti possono perfino scegliere le «norme» applicabili al merito, una formula pensata per il commercio internazionale che, secondo Il Politico Web, non esclude la sharia. Un lodo che discrimini tra uomini e donne può essere annullato per contrarietà all'ordine pubblico, ma solo se la parte lesa si rivolge a un giudice. In materia di successioni, la sharia attribuisce al figlio il doppio della quota della figlia. Un lodo che applicasse questa regola potrebbe essere impugnato davanti a un giudice italiano, purché la figlia osi farlo.

Un intero sistema giudiziario

Il Québec ha chiuso la questione nel 2005, quando l'Assemblea nazionale ha votato all'unanimità per sbarrare la strada all'arbitrato fondato sulla sharia. La mozione era stata presentata da Fatima Houda-Pépin, deputata liberale nata in Marocco, che aveva avvertito che un simile sistema parallelo avrebbe leso i diritti delle donne musulmane.

«La sharia non è soltanto una questione di mediazione familiare.»— Fatima Houda-Pépin, deputata all'Assemblea nazionale del Québec, 26 maggio 2005

A Padova la Camera ha fatto pulizia in fretta. Il suo regolamento, come citato da Libero il 7 ottobre e in un'interrogazione parlamentare depositata il giorno dopo, chiamava il collegio giudicante «Tribunale Sciaraitico» e gli faceva applicare «i precetti della sharia comuni alle nazioni islamiche». Una copia archiviata della pagina del regolamento mostra che nel pomeriggio dell'8 ottobre, il giorno in cui il procuratore ha aperto il fascicolo, vi si leggeva ormai «Tribunale Arbitrale» e «diritto islamico».

Sulla homepage, i principi della sharia restano immutabili.

Versetti e hadith legati a questo articolo

Fonti

  1. 01 ANSA Englishansa.it · 2 articoli 1 2
  2. 02 TG Padovatgpadova.telenuovo.it · 2 articoli 1 2
  3. 03 Il Gazzettinoilgazzettino.it
  4. 04 Diredire.it
  5. 05 Il Giornaleilgiornale.it
  6. 06 BUTACbutac.it
  7. 07 CBC Newscbc.ca · 2 articoli 1 2
  8. 08 The Globe and Mailtheglobeandmail.com
  9. 09 National Assembly of Quebecassnat.qc.ca
  10. 10 Italian Chamber of Deputiesaic.camera.it
  11. 11 gNews, Ministry of Justicegnewsonline.it
  12. 12 Il Politico Webilpoliticoweb.it
  13. 13 Il Nordestilnordest.it
  14. 14 PadovaOggipadovaoggi.it
  15. 15 Altalexaltalex.com
  16. 16 Italian Islamic Arbitration Chamberarbitratoislamico.it · 2 articoli 1 2
  17. 17 The Islamic Sharia Councilislamic-sharia.org

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